Tutti, chi più, chi meno, ci siamo lamentati dell’estate appena passata. In questo nuovo approfondimento ho incrociato la passione per il ciclismo con l’analisi del dato ambientale. Anche i corridori si sono lamentati del caldo. Ma quanto caldo faceva davvero? E quelle condizioni, secondo le regole che lo sport e il lavoro si sono dati, erano normali, problematiche o da fermare la corsa? I grandi eventi sportivi sono stati l’ennesimo campanello d’allarme del cambiamento repentino. Oltre al ciclismo, anche i campionati del mondo di calcio tra Messico, USA e Canada, hanno visto modalità di svolgimento e spostamenti per varie allerte meteo.
Il 24 agosto, a quindici chilometri dall'arrivo di Font-Romeu, sui Pirenei è arrivata una violentissima grandinata. I corridori della Vuelta hanno deciso all’istante che così non si poteva proseguire e hanno lasciato la strada cercando riparo; la tappa è stata cancellata.6 Un mese prima, poco più a nord, il Tour de France accorciava una tappa di trenta chilometri per il caldo e teneva il pubblico lontano da un tratto minacciato dagli incendi.7
L’ultima tappa del grande giro francese è stata modificata perché i gendarmi erano impegnati nelle aree colpite dagli incendi.
Grandine e canicola sembrano segni opposti, ma in realtà non lo sono: sono figli dello stesso padre. Un'atmosfera più calda trattiene più vapore acqueo (circa il 7% in più per ogni grado) immagazzinando più energia. Bene, questa riserva energetica alimenta tanto le ondate di calore quanto i temporali che scaricano grandine sul gruppo, sulle coltivazioni, sulle nostre auto. Non è che quella grandinata sia "colpa" del cambiamento climatico: nessun singolo evento si spiega così. È che il tavolo da gioco è truccato verso gli estremi, ai due capi del termometro.
Per capirlo davvero ho fatto una cosa semplice: ho preso i tracciati delle tappe dei tre grandi giri e ricostruito le condizioni al momento del passaggio. Non con la temperatura del termometro, ma con un indice che misura quanto è dura, per un corpo sotto sforzo, lavorare in quelle condizioni. Da questo ho cercato di trarre delle considerazioni utili per noi ciclisti amatoriali/urbani.
Prima però guardiamo il quadro largo: l'estate in cui quei tre giri si sono corsi.
Un'estate europea da record
Non è un'impressione, ed è la prima cosa da fissare. Secondo il servizio climatico europeo Copernicus, l'estate 2026 è stata la più calda mai registrata in Europa occidentale: temperatura media di giugno–agosto di 21,69 °C, 2,54 °C sopra la media 1991–2020, oltre il precedente primato del 2003.1 Una successione di ondate di calore precoci, persistenti e intense: la prima già a fine maggio, la quinta a metà agosto.2
Le regioni in cui vivono circa 900 milioni di persone hanno vissuto il luglio più caldo di sempre; 33 Paesi hanno battuto il proprio record mensile.3 In Francia il 23 giugno è stato il giorno più caldo dall'inizio delle misure nel 1947, con 44,3 °C nelle Landes — la stessa Francia sud-occidentale che il Tour avrebbe attraversato poche settimane dopo.2 In Sicilia le cronache riportano picchi vicini ai 48 °C.4
Il caldo che brucia
La siccità e il caldo hanno preparato il terreno agli incendi. A metà settembre il sistema europeo EFFIS contava circa 666.000 ettari bruciati nell'Unione dall'inizio dell'anno: meno del 2025 — l'anno peggiore mai registrato — ma ben oltre la media ventennale di circa 338.000 ettari.5 Il Paese più colpito è stata la Spagna, con oltre 200.000 ettari, quasi la metà del totale UE: il rogo "Sierra Oeste", circa 60.000 ettari, è provvisoriamente il più grande incendio della storia spagnola.8 La Francia ha stabilito il proprio record nazionale di superficie bruciata.9
Dietro gli ettari ci sono le persone. La CNN, citando un rapporto UE, parla di centinaia di migliaia di sfollati in tutta Europa.10 Solo in Spagna, il fronte tra Ávila e Madrid ha costretto all'evacuazione di 60.000 persone e ha attraversato il Madrid Deep Space Communications Complex della NASA; l'incendio di Vall d'Uixó ne ha spostate 18.000.8 In Francia, il megaincendio della Gironda ha tenuto lontane da casa oltre 200.000 persone prima di essere domato.9
Gli incendi lungo le strade dei giri
Il caldo record non è rimasto sullo sfondo delle corse: in più punti ha lambito i percorsi. Sulla mappa interattiva questi eventi sono segnati con la data di innesco e di spegnimento, sovrapposti ai tracciati.
I grandi giri dentro l'estate
Se l'estate è il quadro, i tre grandi giri sono il campione perfetto: migliaia di chilometri percorsi tra maggio e settembre, a orari fissi, all'aperto, sotto sforzo massimo. Un laboratorio a cielo aperto per misurare quanto quel record si è tradotto in fatica reale.
Sommando Giro, Tour e Vuelta, il gruppo ha percorso circa 9.550 km di gara. Di questi, 679 km (il 7% in "zona rossa" anche se il Giro d’Italia si discosta visto che è corso tra maggio e giugno), con un WBGT stimato pari o superiore ai 28 °C, la soglia oltre la quale l'UCI (Unione Ciclistica Internazionale) raccomanda di intervenire. In percentuale non è enorme, e va detto con onestà. Ma se abbassiamo l'asticella ai 26 °C (la soglia che diversi ordinamenti europei fissano per il lavoro all'aperto), allora la quota corsa oltre il limite sale a 2.495 km, oltre un quarto dell'intera estate ciclistica.
Un chilometro su quattro dei grandi giri si è corso in condizioni che, per un bracciante o un edile, avrebbero già fatto scattare misure di tutela.
Il picco assoluto lo segna il Tour, tappa 7 verso Bordeaux (10 luglio): 30,1 °C di WBGT, piena fascia rossa. Ma la geografia del caldo racconta di più della singola cifra.
Tre giri, tre storie
Il Giro (maggio) se l'è cavata. Zero chilometri in zona rossa, picco a 26,9 °C: arancione, non rosso. Nemmeno il grande giro "fresco" è stato del tutto fresco con la tappa più calda che ha avuto quasi 48 km oltre la soglia del lavoro, ma la differenza non è la fortuna, è il calendario. Maggio non è certamente agosto.
Il Tour (luglio) ha iniziato a scottare. Cinque tappe su ventuno hanno toccato la zona rossa, per 223 km, e la tappa 9 è stata accorciata di 30 km dagli organizzatori per un picco previsto oltre i 41 °C: protocollo alte temperature UCI attivato.
La Vuelta (fine agosto–settembre) è la protagonista. Nove tappe su venti in zona rossa per 456 km, più del doppio del Tour. La sola tappa 11, Cartagena → Lorca, ne ha avuti 154 in fascia rossa. Ed è la corsa dei due estremi: la tappa 15 accorciata da 190 a 110 km con partenza posticipata alle 14:50 per il caldo; la tappa 3 cancellata dalla grandine. La stessa corsa che a sud sfiora di continuo la zona rossa, in quota si ferma per il gelo. Tutto in tre settimane.
Chilometri oltre soglia nei tre grandi giri 2026 (WBGT stimato).
| Giro (mag) | Tour (lug) | Vuelta (ago–set) | Totale | |
|---|---|---|---|---|
| km totali | 3.451 | 2.989 | 3.110 | 9.550 |
| km zona rossa (≥28 °C) | 0 | 223 | 456 | 679 |
| km oltre soglia lavoro (≥26 °C) | 48 | 1.061 | 1.387 | 2.495 |
| tappe in zona rossa | 0 / 21 | 5 / 21 | 9 / 20 | 14 |
| picco WBGT (°C) | 26,9 | 30,1 | 29,9 | 30,1 |
Apri la mappa dei tre giri →
Non basta il termometro
Quando diciamo "faceva quaranta gradi" stiamo dicendo poco. Il termometro misura l'aria all'ombra, mentre il corpo di chi pedala vive un'altra storia, fatta di sole a picco, umidità e sforzo. L'indice che mette insieme queste cose si chiama WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), e nasce negli anni Cinquanta per proteggere le reclute dai colpi di calore.
Funziona così: pesa per il 70% l'umidità, in pratica la capacità del sudore di evaporare, che è il modo con cui il corpo si raffredda; a questo aggiunge per il 20% il calore radiante del sole, per il 10% la temperatura dell'aria. La nostra AFA è quella che incide maggiormente, ed è per questo che questo indice rispecchia più fedelmente la sensazione di caldo di un termometro normale: quando l'aria è satura di umidità, il sudore non evapora e il corpo non riesce più a smaltire calore.
Le cinque fasce dell'UCI
Dal 2024 l'Unione Ciclistica Internazionale usa proprio il WBGT per decidere se e come si corre, con un protocollo a cinque fasce e soglie dichiarate.11 Tenete a mente il 28: è la linea che separa "fatica" da "rischio".
Soglie WBGT in gradi. La fascia rossa (≥28°) segna il rischio alto: è la linea che separa "fatica" da "rischio".
In fascia rossa (≥28 °C) il protocollo prevede di spostare gli orari di partenza e arrivo, neutralizzare tratti o, nei casi estremi, annullare la tappa.11 È esattamente ciò che abbiamo visto quest'estate.
Le stesse condizioni, per chi lavora
Ed è qui che la nostra analisi smette di parlare di sport. Perché quel sole non lo prende solo il gruppo: lo prende chi raccoglie, costruisce, lavora in strada. Il confronto tra le regole racconta un'asimmetria che vale la pena guardare in faccia.
Le regole del ciclismo
- Soglia unica, quantitativa e fisiologica: WBGT ≥ 28 °C.
- Un protocollo dedicato dal 2024, con azioni graduate per ogni fascia.
- Un tavolo che riunisce organizzatori, squadre, corridori e UCI prima di decidere.
- Misure concrete già viste: partenze posticipate, tappe accorciate, borracce e ghiaccio a bordo, corse annullate.
Le regole del lavoro
- Spagna — il Regio Decreto Legge 4/2023 impone di adattare l'orario quando l'agenzia meteo AEMET emette allerta arancione o rossa per il caldo.12
- Francia — il décret 2025-482 (in vigore dal 1° luglio 2025) obbliga i datori a valutare gli "episodi di caldo intenso" e prevede, tra l'altro, almeno 3 litri d'acqua al giorno per lavoratore nei cantieri senza acqua corrente.13
- Italia — nessuna legge unica sul caldo: il quadro poggia sul Testo Unico sicurezza (D.Lgs 81/2008), su ordinanze regionali che fermano il lavoro all'aperto nelle ore di punta e sugli strumenti INAIL/Worklimate.14
La differenza è netta: il ciclismo ha una soglia precisa e un protocollo; il lavoro ha una tutela in crescita ma disomogenea, agganciata alle allerte meteo più che a un numero fisiologico. Detto altrimenti: sappiamo dire con precisione quando un corridore corre un rischio, ma facciamo molta più fatica a dirlo per chi quel caldo lo affronta ogni giorno, senza ammiraglia e borracce con i sali minerali.
Pedaleremo in un'altra estate
C'è un dettaglio facile da perdere in tutto questo. I corridori sono stati "cotti a fuoco lento" nonostante tutto: il medico a bordo, le calze col ghiaccio, il rifornimento al chilometro esatto, la partenza spostata quando serviva. Hanno l'apparato di sicurezza più sofisticato che il ciclismo abbia mai messo in strada.
Noi no. Prendete lo stesso caldo, la stessa afa, lo stesso sole e piazzateli su una randonnée di 300 km, sul semplice spostarsi in città, su un raduno gravel di mezzo agosto, sull'uscita lunga della domenica. Togliete il medico, l'ammiraglia, il ghiaccio. Restate voi, la borraccia che scotta e una fontanella che chissà dove. Il margine, per un amatore, è molto più sottile, così come la mobilità urbana che nei periodi estivi potrebbe essere il cane che si morde la coda costringendoci ad usare sempre di più l’automobile.
Non è un invito a smettere. È un invito ad adattarsi, come già stanno facendo lo sport professionistico e il mondo del lavoro. Qualche direzione concreta, che riprenderemo su Altrociclismo:
- Spostare le lancette. Le estati che arrivano premiano chi parte all'alba e chi rientra prima di mezzogiorno. Il grande caldo è pomeridiano: è lì che il WBGT sfonda.
- Ripensare il calendario. Forse i giri lunghi, lunghissimi, le gran fondo, andranno spostati verso primavera e autunno. Non è una resa: è progettare gli eventi attorno al clima che c’è, non a quello che ricordiamo e qui si possono aprire nuove prospettive turistiche in periodi che venivano considerati “morti”.
- Progettare i percorsi. Ombra, fontane, punti acqua veri: smettono di essere un lusso e diventano sicurezza. Vale per chi organizza e per chi si disegna il giro da solo.
- Leggere il meteo per intero. Non solo la massima: umidità, irraggiamento e sempre più spesso il rischio di temporali violenti. Il clima non ci cuoce e basta: ci sorprende.
I giri lunghi, le randonnée, le cose toste esistono ancora. Ma forse dovremo imparare a farle in un altro modo.
Il punto non è dimostrare che il ciclismo è sostenibile. È capire quanto può esserlo, quando smettiamo di raccontarcelo e iniziamo a misurarlo.
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Metodo e cautele
Per ogni tappa abbiamo campionato il tracciato ufficiale (GPX) e, punto per punto, ricostruito le condizioni all'ora stimata di passaggio usando i dati meteo rianalizzati ERA5 via Open-Meteo (temperatura, umidità, irraggiamento, vento). Da questi stimiamo il WBGT con l'indice ESI (Moran, 2001).
Tre cautele, perché contano. Il WBGT "vero" richiede tre termometri fisici sul posto, uno dentro una sfera nera: qui lo stimiamo, e la stima tende a semplificare — la usiamo per ordini di grandezza e tendenze, non per il decimale su un tornante. Gli orari di partenza sono ricostruiti (13:00 di default, 14:50 dove la partenza è stata realmente posticipata): è il parametro che più sposta il risultato. Per le tappe accorciate (Tour 9, Vuelta 15) il dato termico si legge sul percorso davvero corso, non sul GPX pianificato. La tappa 3 della Vuelta, cancellata, è esclusa dal calcolo e conservata solo come evento.
Un'analisi descrittiva, non predittiva: fotografa cosa è successo, non cosa succederà.
Fonti
- Copernicus Climate Change Service (C3S), bollettino agosto 2026 — estate più calda mai registrata in Europa occidentale. ↩
- Copernicus C3S; NASA Earth Observatory, Europe's Scorching Summer; Météo-France. ↩
- Euronews / AFP su dati Copernicus ERA5 — luglio 2026, record per regioni con ~900 milioni di abitanti; 33 Paesi. ↩
- Cronache di stampa, luglio 2026 (picchi in Sicilia). Dato riportato, da verificare su fonte primaria AEMET/servizi nazionali. ↩
- EFFIS / Joint Research Centre della Commissione Europea, situazione incendi al 15 settembre 2026. ↩
- La Vuelta / Olympics.com — annullamento tappa 3, 24 agosto 2026. ↩
- TIME, luglio 2026 — Tour de France, tappa 9 accorciata; avvisi per rischio incendi. ↩
- Ministero per la Transizione Ecologica (MITECO) / EFFIS; stampa spagnola — Sierra Oeste, Ávila–Madrid, Vall d'Uixó. ↩
- Cronache francesi ed europee — megaincendio della Gironda, Fontainebleau, record nazionale di superficie bruciata. ↩
- CNN, 10 agosto 2026 — su rapporto UE del 6 agosto: superficie bruciata e sfollati. ↩
- UCI, High Temperature Protocol (2024); Cycling Weekly, Cyclist — cinque fasce WBGT, soglia rossa 28 °C. ↩
- Real Decreto-ley 4/2023 (Spagna); The Local ES, Sabentis. ↩
- Décret n° 2025-482 e arrêté del 27 maggio 2025 (Francia); Eurogip. ↩
- D.Lgs 81/2008; ordinanze regionali; INAIL / progetto Worklimate. ↩
Approfondimento metodologico affine: la ricerca su Scientific Reports (2026) analizza 50 anni di stress termico sulle tappe del Tour de France — trend in crescita, con le giornate peggiori non sempre coincidenti con le date di gara.
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Questo approfondimento è pubblicato in dialogo con Altrociclismo, la newsletter di Andrea Rosina su gravel, viaggi e ciclismo oltre il professionismo.
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